Un piccolo test, ampiamente superato, per mettere alla prova la nuova motorizzazione Twin Turbo

Dimensioni, volumetrie e abitabilità rimangono le stesse (tranne che per l’introduzione una versione L4 con ruota singola al ponte posteriore), così come l’ampia disponibilità di vani di stivaggio in cabina. Dunque, apparentemente, nel Nuovo Renault Master poco sembrerebbe cambiare… e invece no. Perché, se dal punto di vista della capacità di carico tutto si conferma ai livelli top di segmento, le novità si apprezzano quando si gira la chiave e si comincia a lavorare.

DOPPIO TURBO, COPPIA SICURA
L’introduzione delle motorizzazioni Twin Turbo, per le due potenze più alte, ha aumentato notevolmente la sicurezza, il risparmio e alzato l’asticella della velocità media commerciale in caso di carichi importanti. In particolare, con il 165 CV non ci sono praticamente ostacoli. Nel mio test ho cercato di affrontare ogni situazione quasi a pieno carico e la risposta del Master non mi ha mai lasciato insoddisfatto. In città con quasi 17 metri cubi di volume (L3 H4 e ruote gemellate al posteriore) è chiaro che le dimensioni possono dare fastidio, ma a livello di erogazione della potenza e di rapportatura del cambio, nulla da eccepire. La sovralimentazione a doppio stadio che offre ancora più coppia ai bassi regimi consente di gestire i cavalli e contenere i consumi, nemmeno la trazione posteriore crea problemi, anzi, aumenta leggermente il raggio di sterzata e in certe situazioni torna decisamente utile.

MISTO SEMPRE VELOCE

La musica cambia, in meglio, appena chiedo qualcosa di più al nostro Master, nelle strade extraurbane, magari tortuose, l’elasticità del propulsore la coppia ai bassi regimi limita le scalate consentendo di affrontare ogni curva soltanto dosando acceleratore e freno. Tornanti e saliscendi, anche i più ripidi, si domano facilmente. Una salita del 10% in terza marcia senza nemmeno bisogno di scalare prima di affrontarla rende l’idea di come la potenza (e la coppia), di questo propulsore possano semplificare notevolmente una giornata lavorativa. In autostrada in presenza (nel mio caso) di ruote gemellate al posteriore il comfort e la sicurezza rimangono a ottimi livelli anche se, logicamente, dobbiamo fare i conti con un po’ di rumorosità data soprattutto dalle dimensioni che creano frusci e dalla trasmissione che qualche vibrazione la fa sentire.

PROMOSSI E BOCCIATI

Tutto comunque ampiamente sopportabile. Quello che non ci stancheremo mai, invece, di segnalare è la posizione infelice dello schermo LCD del sistema Infotaiment/navigatore, al posto dello specchio retrovisore, decisamente scomodo da leggere e a volte anche pericoloso poiché costringe a distogliere troppo lo sguardo dalla strada. Tra le altre novità, questa volta positive, introdotte da questo ultimo restyling, segnaliamo l’eccellente trovata dello Specchio Wide View dietro l’aletta parasole del passeggero, che semplifica notevolmente le immissioni da sinistra, ampliando la visibilità sul lato destro e il servosterzo elettroidraulico decisamente più preciso e leggero, oltre all’ESC di ultima generazione con controllo del carico e del rimorchio (se presente).

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