I problemi produttivi e l'incertezza del mercato si sono trascinati per tutto il 2022 facendo sì che anche l'anno appena concluso si chiudesse in ribasso per i commerciali leggeri rispetto all'anno di riferimento, che rimane il 2019 pre-pandemico.

I dati sono in realtà negativi anche al confronto diretto con il 2021 e secondo le associazioni di categoria, tra cui Unrae che ha diffuso la consueta analisi, la responsabilità non è tutta della crisi dei componenti, che pure ha dilazionato le consegne e quindi le immatricolazioni: anche gli incentivi hanno infatti rivelato un'efficacia limitata.

Perse 28.000 consegne dal 2019

A dicembre il comparto ha totalizzato, stando ai dati raccolti fin qui, 14.165 unità consegnate. un anno fa erano state 16.581, quindi siamo a -2.400, poco meno del 15% di perdita. Guardando al 2019, l'ultimo mese dell'anno somma il suo passivo a quello già notevole del 2021, qui i volumi sono sotto di 5.800 unità che valgono quasi il 30% in meno.

Anno 2022

Nell'intero anno i dati sono meno critici ma comunque sempre negativi: poco più di 160.000 furgoni nel 2022 significa oltre 24.000 consegne meno dell'anno scorso, quando la perdita rispetto al 2019 era stata limitata al 2%, totale 12,9% e 28.000 furgoni in meno arrivati sulle strade.

Mercato furgoni, i dati di Dicembre vs 2021 e 2019

Dicembre 2022 Dicembre 2021 Differenza % Dicembre 2019 Differenza %
14.165 16.581 -14,6% 19.992 -29,2%
Gen-dic 2022 Gen-dic 2021 Differenza % Gen-dic 2019 Differenza %
160.830 184.927 -12,9% 188.635 -14,8%

Poca ripresa senza incentivi allargati

Ritornando sull'analisi dei dati dello scorso dicembre, che in qualche modo anticipava il consuntivo di fine anno, Unrae conferma la previsione di un 2023 che inizierà confermando il trend attuale per lasciare posto a una parziale ripresa nel secondo semestre. Tuttavia, le stime guardano a un volume complessivo non molto superiore ai 170.000 veicoli, pari ad appena un 6% scarso più del 2022.

Alla base, come accennato in apertura, ci sarebbe anche la parziale inefficacia degli incentivi, troppo concentrati sull'elettrico che non riscuote ancora l'interesse necessario a risollevare le sorti del mercato. Lo ha ribadito con forza il presidente Michele Crisci nella nota che accompagna l'analisi dei dati: 

“Gli incentivi destinati ai soli veicoli commerciali elettrici non hanno portato uno sviluppo più accelerato della mobilità urbana delle merci a zero o bassissime emissioni, considerato che dei 10 milioni stanziati ne sono stati utilizzati appena 1,5 mln circa. Tantomeno, quindi, potevano rilanciare i volumi del mercato nel suo complesso.

Gli incentivi 2023, prenotabili dal 10 gennaio scorso prevedono un fondo di 15 milioni destinato, ancora una volta, esclusivamente ai veicoli elettrici che rappresentano solo il 2,6% del nostro mercato.

Questi incentivi non possono apportare alcun beneficio nel contrasto al progressivo invecchiamento del nostro parco circolante, caratterizzato – a giugno 2022 - da un’età media di 14 anni e composto ancora per oltre il 42% da veicoli ante Euro 4 su un totale di 4.180.000 unità, per la cui sostituzione completa – ai volumi attuali - sarebbero necessari 22,5 anni”.

A conferma di questo, l'andamento delle varie alimentazioni: nei primi undici mesi del 2022 i dati vedono il Diesel scendere al 76,2%, ben 7,7 punti in meno, la benzina crescere al 5,5% (+2,3 punti) e il Gpl salire al 3% di quota, mentre il metano scende all’1,2%. Fanno progressi gli ibridi, ormai sopra l’11% che è quasi il doppio dell'anno scorso, ma arrivando alle soluzioni ricaricabili, gli ibridi plug-in rappresentano ancora appena lo 0,4%
del totale e gli elettrici sono arrivati a malapena al 2,6%.

Tra le tipologie di clienti, l'unica a crescere con continuità è quella delle società di noleggio a lungo termine, +4,0% con una quota che arriva al 29,6% del totale conquistando 4,8 punti.

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