Il problema sarà quello delle quantità da distribuire e la tempestività delle consegne. La conservazione a -80° è fornita dalla Casa

Quando abbiamo saputo che il vaccino anti Covid-19 della Pfizer si sarebbe dovuto conservare a -80° C la prima cosa che ci è venuta in mente è come faremo?

Il problema però se analizziamo bene la questione è tutt'altro che nelle temperatura e sta nelle quantità delle dosi che arriveranno in Italia, considerando anche gli altri vaccini e la capillarità con cui queste dosi dovranno essere distribuite.

Cosa è la catena del freddo

Con catena del freddo si intende, nella logistica e nei trasporti, tutto il processo che intercorre fra la produzione e la vendita di un prodotto a temperatura controllata, nella maggior parte dei casi a temperature di -18°. La catena del freddo, infatti, si utilizza sopratutto nei prodotti surgelati e in nell'industri farmaceutica per tutti quei preparati che devono essere conservati a temperatura di un normale frigo (+3°/+4°) o congelatore(-18°/-20°).

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La catena del freddo, inizia, dunque alla produzione, passa poi ai luoghi di stoccaggio successivamente alla distribuzione e poi al punto di vendita finale. Da notare che solo le fasi della produzione contribuiscono ad abbattere la temperatura del prodotto mentre tutte le successive sono destinate a mantenerla o stabilizzarla.

Perché non è indispensabile per il vaccino Pfizer

Ora, nel caso del vaccino della Pfizer la temperatura di stoccaggio iniziale subito dopo la produzione è di -80° C. Una temperatura utilizzata in biologia per il trasporto di materiale "vivo" (può sembrare paradossale). Per trasportare materiali a queste temperature si utilizzano, come refrigerante, l’azoto liquido e speciali contenitori.

È importante sapere che nessuna cella frigorifera di grandi dimensioni è in grado di mantenere una temperatura di -80°, per questo la stessa Pfizer si è offerta di confezionare e stoccare i vaccini in contenitori di propria produzione (refrigerati con ghiaccio secco, CO2 allo stato solido) capaci di conservare, medie dosi di vaccino, per 15 giorni a -70 (+/- 15°). Le celle a cui si fa riferimento per conservazioni di 6 mesi a -75° probabilmente ci sono, ma non sono studiate per la logistica.

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Logistica "just in time"

La stessa Pfizer si è offerta per curare tutta la logistica che dovrebbe avvenire secondo il principio del "just in time" cioè senza l'utilizzo di magazzini di stoccaggio nei punti di distribuzione ma direttamente, per cosi dire, dal produttore al consumatore finale. Il trasporto dovrebbe essere affidato a DHL, UPS e FedEx, ma di questo non si hanno conferme.

Pfizer ha stabilimenti di produzione sia in Europa (Belgio) sia negli USA (Michigan) in entrambi i casi la logistica prevederebbe l'uso sia di aereo sia di camion. Sempre secondo il produttore l'intera catena logistica si dovrebbe concludere in circa 2 giorni.

Solo problemi di organizzazione

Le criticità dunque esistono, ma non stanno nella disponibilità di veicoli o strumenti che, come abbiamo visto, potrebbero essere non necessari, ma nella capillarità e nella tempestività delle operazioni di distribuzione. Per questo più che approntare strutture bisognerebbe studiare il processo fare delle simulazioni e capire la capacità di risposta del sistema logistico, considerando che oltre al trasporto dei vaccini bisogna continuare a garantire tutti gli altri servizi di approvvigionamento.