Lo stesso si potrebbe dire di carta igienica e detersivi. Non sono finite le scorte ma è solo che di solito vanno da altre parti

Dopo le prima scene di accaparramento nei primissimi giorni di lockdown, dettato più dall’ignoranza che dall’effettiva necessità. Nei giorni di “tutti a casa” chi è andato a fare la spesa ha sicuramente notato la carenza di alcuni beni, non di prima primissima necessità, ma comunque utili. Primi fra tutti, la farina, il latte oppure il lievito, così come anche alcuni detersivi.

Non si tratta di una scarsità oggettiva del bene in questione, o meglio, il lockdown non ha ancora intaccato ( e probabilmente non lo farà) alcuna filiera produttiva almeno nel settore alimentare o dei beni di larghissimo consumo. Si tratta di quello che in gergo viene chiamato il cambio di filiera. Vale a dire una modifica in quelli che sono i canali classici della distribuzione delle merci che sono stati stravolti da una diversa distribuzione della domanda.

Nessuno più negli uffici, nelle scuole, nelle palestre

Sembra un po’ complicato ma non non lo è. Pensiamo, infatti, a quanti di noi, per esempio, durante un periodo normale a pranziamo fuori casa: studenti e impiegati che usufruiscono delle mense scolastiche e aziendali, oppure professionisti che si fermano al bar sotto casa.

Oppure imprese di pulizie che utilizzano i detersivi in maniera più massiccia all'opera mattina e sera. Facendo i calcoli sono circa 6 milioni gli studenti e circa 11 fra impiegati operai e professionisti che "non mangiano" a casa almeno un pasto e per cui non è necessario fare la spesa.

Ma pensiamo anche a chi almeno due o tre docce la settimana le faceva nelle palestre, magari con prodotti forniti localmente oppure un altro esempio forse non molto “romantico”, ma calzante è quello della carta igienica, e non vi stiamo a spigare i dettagli.

Spazio al business to consumer

Insomma, vivendo maggiormente un po’ tutti fuori casa incidevamo notevolmente meno nella "filiera degli approvvigionamenti" domestici. Le persone sono sempre le stesse le esigenze non cambiano, ma cambia il modo di usufruirne. Si mangia, ci li lava, si pulisce lo stesso, ma in altri luoghi.

Tutto questo comporta un cambiamento nel modo di consegnare e di trasportare le cose. Le scuole le mense, i grandi uffici acquistano questi beni in modalità e quantità differenti. Un'impresa di pulizie, non compra carta igienica e detersivi come lo farebbe una famiglia: si approvvigionano su altri canali rispetto a quelli della GDO.

Queste merci, vengono impacchettate e consegnate in maniera completamente differente. Alle mense la pasta a riva a bancali e alle imprese di pulizie i detersivi arrivano a bidoni e non con il furgone ma con auto articolati o motrici, che difficilmente vediamo girare nelle città.

 

Tutto si normalizzerà, tranne noi

Questo cambio di filiera ha, inizialmente, spiazzato la catena logistica che si è dovuta e si dovrà ulteriormente riorganizzare visto che anche con la fine del lockdown le abitudini quotidiane dovranno comunque modificarsi, privilegiando il lavoro da casa e limitando gli spostamenti.

Con il probabile calo della clientela per ristoranti e alberghi e ovviamente del turismo di massa, inoltre, verrà a mancare anche una parte importatane della grande distribuzione alimentare che dovrà essere dirottata in qualche modo sulle vendite al dettaglio.

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