Il Coronavirus o meglio il "panico" da Corona Virus Covid-19 non risparmia nemmeno il mondo dei motori, del trasporto e della logistica. La cancellazione del Salone dell’Auto di Ginevra ne è la prova tangibile visto che un evento del genere non era mai capitato se non in tempo di guerra. Una scelta dolorosa, come racconta anche Motor1.com Italia, ma inevitabile per una serie di motivi.

Questo per quanto riguarda il mondo delle auto, ma dal dal punto di vista del trasporto merci sia sulle lunghe tratte sia a livello locale cosa ci dobbiamo aspettare? Dare un risposta ora è abbastanza difficile, molto dipenderà da come e quanto la mobilitazione nazionale e internazionale inciderà sugli spostamenti di persone e merci e, sopratutto, di quanto questi provvedimenti incideranno sull’economia.

La Cina è vicina

Un paio di settimane fa avevamo scritto di come il blocco dei rapporti con la Cina avrebbe fatto calare il traffico di merci di circa il 20% ora che l’emergenza si sta spostando anche a livello europeo la situazione potrebbe farsi più seria.

Il trasporto locale, quello dei corrieri e dei commercianti, anche se non direttamente implicato nei transiti internazionali potrebbe risentire indirettamente della contrazione dei consumi. Di contro, il trasporto di linea, oltre alle motivazioni economiche, potrebbe anche essere compromesso dalle limitazioni alla circolazione che alcuni stati potrebbero imporre.

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Nessun blocco per i transiti commerciali, per ora

Le aziende non sono obbligate a rilasciare dichiarazioni riguardo gli spostamenti, ma sono già stati persi alcuni 0,% di fatturato in tutti i settori e uno dei più coinvolti è quello dei trasporti, tra spedizioni cancellate e ritardi dovuti ai controlli di merce in importazione.

Al porto di Genova il personale degli Usmaf che controlla le merci è stato dirottato al controllo delle persone, con ineluttabili ritardi sia nelle spedizioni che in tutte le pratiche di movimentazione, come ha denunciato Ivano Russo, direttore generale di Confetra.

A rischio l'autonomia delle merci

A preoccupare è l'autonomia delle merci che non potrà perdurare per molto ancora, con il pericolo del così detto "rischio dello scaffale vuoto" nei supermercati, perché è la grande distribuzione a subire l'impatto maggiore, soprattutto nei settori dell’abbigliamento, dell’elettronica, dei beni di consumo, degli alimenti e delle bevande, ma anche quello delle forniture automobilistiche.

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Che si può fare?

Potrebbe essere rivisto il turnover di magazzino e la soglia di scorta, con una diversa frequenza di consegne che implicherebbe anche l'utilizzo di mezzi diversi, non solo grandi camion ma anche van più agili. Trovare più fornitori potrebbe essere una delle soluzioni che non permetterà economie di scala come prima, ma non provocherà gravi danni.

Ripensare la strategia logistica

Le aziende insomma devono ripensare le proprie strategie logistiche, perché con i mercati globalizzati, a seconda dell'entità dell'emergenza che li influenza, una catena di approvvigionamento convenzionale non è più sostenibile, come ha evidenziato recentemente la società di consulenza Kearney che suggerisce di prevenire la discontinuità piuttosto che dare una risposta reattiva (quando è possibile). I costi di magazzino sono comprensibili, ma tenerli ridotti all'osso potrebbe rivelarsi rischioso, come sta succedendo in casi come questo.

Se ne parla al ministero

Un scenario, che per il momento non è passato inosservato al ministero dei Trasporti visto che Paola De Micheli ha convocato per Lunedì 2 marzo una riunione con le principali associazioni di categoria legate alla logistica e al trasporto. Tra cui Confindustria, Confetra, Assoporti, Assaeroporti, Confcommercio, Confartigianato, Cna e Confitarma, proprio per discutere delle difficoltà che le imprese stanno incontrando a fronte dei primi provvedimenti restrittivi adottati.

Ha collaborato Alessandro Da Rin Betta