Secondo una nota del Freight Leaders Council, lo stop delle partenze dalla Cina ridurrebbe del 20% i container nei porti italiani

Che il Coronavirus (o COVID-19) fosse una minaccia globale è ben noto. Ma non lo è solo per la salute fisica. Il virus esploso nella città cinese di Wuhan, esteso capoluogo della provincia di Hubei nella Cina Centrale, nonché grande polo commerciale, sta avendo ripercussioni sui trasporti da e per la Cina. Secondo le stime del Freigth Leader Council il traffico di merci potrebbe calare di quasi un quarto.

20% dei container in meno in Italia

Freight Leaders Council, la libera associazione che riunisce aziende leader della filiera della logistica (produttori, caricatori, operatori, trasportatori, gestori di infrastrutture) per tutte le modalità di movimentazione possibili, ha dichiarato che se in Cina l’emergenza non verrà messa sotto controllo, le prime ripercussioni sul traffico dei container nei nostri porti inizieranno ad essere visibili già da fine febbraio.

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Le conseguenze potrebbero abbatersi sui flussi di merci e sull’intera economia. Secondo le stime dell'FLC, a causa dello stop delle partenze dalla Cina, la riduzione dei container in arrivo in Italia potrebbe arrivare fino al 20% in porti strategici, come quello di Genova (che ha già perso il 5% del traffico dopo il crollo del Ponte Morandi) o di Salerno.

Ricadute sui trasporti

Spedizionieri, autotrasporto, magazzini, tutta la catena logistica subirebbe le conseguenze del Coronavirus con serie ricadute su diversi settori dell'economia che richiedono parti di produzioni e ricambi nell'automotive, nell'elettronica e per i macchinari altamente specializzati. Si possono già rilevare i primi disagi per il mercato: i costi delle spedizioni da e per la Cina sono aumentati mentre le portacontainer in arrivo nei porti cinesi non trovano personale per lo scarico delle merci.

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Per il momento, si sta sopperendo a questa situazione grazie alle scorte di magazzino, finché sono sufficienti ma se la minaccia del virus COVID-19 perdurerà, impedendo alla Cina di riattivare la produzione, la "logistica italiana rischia di pagare un conto salato" ha detto Massimo Marciani, Presidente del Freight Leaders Council.

Rapporto Italia-Cina

Secondo le rilevazioni di Info Mercati esteri del Ministero degli Affari esteri, l'Italia è il quarto partner commerciale della Repubblica Popolare Cinese, dalla quale importiamo soprattutto via mare con traffico container, prodotti tessili e abbagliamento, computer e elettronica, macchinari e manufatti in plastica e metallo (per un valore di 30,8 miliardi di euro nel 2018).

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Analogo il rapporto inverso: la Cina è il nostro quarto partner commerciale, dove esportiamo prodotti chimici, farmaceutici, veicoli, mobili e abbigliamento ma per un valore nettamente inferiore (13.2 miliardi nel 2018).

Una perdita per il traffico italiano

Secondo il comunicato del Freight Leaders Council, la situazione creatasi da gennaio provocherebbe una perdita di traffico container da e per la Cina che andrebbe a indebolire ancora di più il sistema portuale italiano, già minato nella competitività negli ultimi anni.

Infatti, nei 13 scali nazionali dove sono presenti terminal container, la capacità teorica di movimentazione è di 16,7 milioni di TEU (1 TEU circa 38 metri cubi d'ingombro totale), che vuol dire circa il 60% di quella registrata nel 2018 (10,3 milioni).

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Negli ultimi vent’anni, quando altri porti del Mediterraneo crescevano fino al 500% nel traffico container, l’Italia aumentava solo del 50% (dati Conftrasporto-Confcommercio). E negli ultimi cinque non è riuscita a raggiungere gli 11 milioni di TEU, arrivando ai 10,3 del 2018.

Quindi, di fronte a un sistema infrastrutturale che già non gode di buona salute gli effetti del coronavirus rischiano di essere fortemente depressivi. "Se a questa emergenza nazionale si aggiungiamo anche quella sanitaria internazionale, si minerebbe un sistema già di per sé compromesso", conclude Massimo Marciani.

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