Nel 1959 la Stella lanciò la prima generazione di truck a muso corto. Cominciava così uno dei capitoli più importanti nella storia del trasporto

Correva l’anno 1959 e il 5 marzo Mercedes-Benz presentò il primo camion a “muso corto” L 322, seguito da L327 e L 337. Ancora oggi, sulle strade sudamericane ma anche africane o asiatiche non è affatto difficile incontrare un Musetto, magari trasformato, magari fatiscente, magari irriconoscibile ma ancora, inesorabilmente, sulla breccia.

Muso corto o cabina avanzata?

Alla fine degli anni ’50, in Germania, il ministro Seebohm per incentivare il trasporto su ferro aveva imposto strettissime regole al trasporto su gomma. Limitazioni alle dimensioni e al peso dei camion che costrinsero le Case a studiare nuove soluzioni per guadagnare margine di carico.

Si fecero strada, quindi, due progetti ingegneristici: quello dei “cabina avanzata” e quello dei “muso corto”, ma all’inizio fu quest’ultimo a incontrare il maggiore gradimento degli autisti.

Musetti Mercedes-Benz

Il successo dei musetti: sicurezza, comfort e funzionalità

Prima di tutto, dietro al cofano motore, molti autisti si sentivano più “al sicuro”. Il disegno della cabina, inoltre, rendeva più comodo l’accesso e maggiore lo spazio all’interno, tanto da consentire un terzo sedile. Il rumore, poi, era notevolmente inferiore a quello percepito nei cabina avanzata.

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I modelli “muso corto”

Un altro motivo di successo fu il fatto che erano disponibili come pick-up, in versione ribaltabile e trattore, con la trazione integrale e, per la sola versione per il carico pesante, anche con tre assi.

I “muso corto” Mercedes-Benz, presto chiamati “Musetti” dagli addetti ai lavori, esordirono con tre categorie di peso. L’L322 aveva MTT di 10,5 tonnellate, era progettato per la distribuzione a corto raggio e per applicazioni nell’industria leggera. L327 raggiungeva le 12 t, il massimo concesso dalle restrizioni del ministro Seebohm. L337 era dedicato al trasporto sulle lunghe rotte e alle dure applicazioni da cantiere.

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I motori OM 321 e OM 326

Altro vantaggio dei musetti: il motore era più accessibile e la manutenzione ordinaria più comoda (sarebbe dovuto passare ancora qualche anno prima di avere il propulsore completamente libero, come nelle moderne cabine ribaltabili).

Il 337 era equipaggiato con un 6 cilindri a pre-camera OM 326 da 10,8 litri, 200 CV, mentre il 327 e il 322 montavano l’OM 321 da 5,6 litri che sviluppava 110 cavalli.

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L322: il best seller

Il più venduto nel suo segmento fu il medio L322. In termini di peso l’L322 era veramente imbattibile: con una tara di 3.700 Kg e un peso caricabile di 6.750, raggiungeva un rapporto di carico di 1:1,8 il massimo nella Germania di quell’epoca. Con il tempo lo sviluppo meccanico introdusse un cambio sincronizzato a 5 rapporti. Il 334 fu introdotto nel 1960 e diventò la combinazione standard in Germania per i trasporti a lunga distanza.

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Il gioco dei numeri

Il 1963 vide una rivoluzione nella denominazione dei modelli Daimler-Benz. Il piuttosto oscuro codice serie-modello detto “Baumuster” lasciò spazio alla più pratica sequenza di cifre che indicavano peso e potenza del motore.

L322 diventò così L1113 da cui si può subito riconoscere un “11 tonnellate” con 130 cavalli di potenza. L334 diventò L1620.

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