Sulle orme del Portento Blu di Mercedes, anche negli USA nacque un veicolo da leggenda da 180 chilometri orari

Verso la fine degli anni Cinquanta, Norman Holtkamp, pilota, preparatore e commerciante di auto sportive di Inglewood, California, aveva un grosso problema da risolvere: il rimorchio con il quale trasportava le auto da corsa ondeggiava e sbandava paurosamente appena il furgone che lo trainava prendeva velocità. Per questo motivo, costretto a procedere molto lentamente, impiegava il doppio del tempo necessario per coprire il tragitto dal suo garage ai vari autodromi statunitensi.

Da grande appassionato di automobilismo quale era, Norman, spesso e volentieri, si recava in viaggio in Europa per seguire il campionato del mondo di Formula1. Proprio nel Vecchio Continente venne "folgorato" dalla vista del Portento Blu della Mercedes, la bisarca veloce, realizzata su telaio Mercedes 300 S, con la quale la Casa di Stoccarda portava le mitiche 300 SLl da corsa sui circuiti europei. 

Come un aereo

Appena tornato negli Stati Uniti, nel suo garage, Norman si mise al lavoro. Assieme al suo amico progettista Dave Deal (oggi famoso designer di cartoons dedicati al mondo dell’automotive) disegnò le prime bozze. In seguito, acquistata dalla General Motors una cabina nuova del pick-up Chevrolet El Camino, con parabrezza avvolgente, la montò sul robusto telaio di una vecchia Mercedes-Benz 300 S.

Il resto della costruzione venne affidato ai famosi Coatchbuilder Troutman&Barnes di Los Angeles che, conservando della parte anteriore della El Camino solamente i gruppi ottici, donarono al veicolo un simpatico muso arrotondato in alluminio; il disegno aerodinamico delle fiancate, ricordava la fusoliera di un aereo.

Cheetah Transporter

Nove mesi di gestazione

Troutman&Barnes inoltre, allungarono il passo dagli originali 94 pollici (2.336,8 mm) del disegno di Deal a 124'' (3.149,6 mm), per dare più stabilità al mezzo. Come motore Holtkamp utilizzarono il collaudato V8 "small block" Chevrolet, montato in posizione arretrata rispetto all’asse anteriore. Le sospensioni invece erano di blasonata provenienza Porsche. Alla fine del 1961, dopo 9 mesi esatti di "gestazione", il piccolo Frankenstein meccanico venne ultimato e presentato alla stampa con una livrea metallic-gray decisamente di sapore aeronautico.

Cheetah Transporter

Un motore Chevy V8

Per qualche tempo, il Racing Car Transporter creato da Holtkamp, ben presto ribattezzato Cheetah (ghepardo) Transporter per le sue prestazioni velocistiche, godette anche di una certa notorietà grazie a un dettagliato articolo, uscito sul numero di dicembre ‘61, della rivista Car&Driver che gli dedicò anche un bella copertina a colori.

Il Cheetah Trasporter non aveva nulla da invidiare alla sua fonte d’ispirazione d’oltreoceano. Grazie a una pedana retrattile poteva caricare un’auto da corsa nello spazioso pianale posteriore. Il potente motore Chevy V8 era in grado di spingere il veicolo fino a 112 miglia orarie, ovvero 180 km/h, a differenza del Portento Blu della Mercedes-Benz che arrivava alla pur sempre ragguardevole velocità (per un mezzo da trasporto) di 170 km/h.

Cheetah Transporter

Nessuno sviluppo industriale

Non si hanno prove di ulteriori modelli prodotti del Cheetah Transporter, anche se, il sogno di Norman Holtkamp, prevedeva certamente uno sviluppo industriale del suo progetto. La stessa rivista Car&Driver, nel suo articolo, annunciando l’entrata in produzione del Cheetah Transporter, faceva riferimento a un orientativo prezzo di vendita al pubblico di 16mila dollari.

Dopo circa tre anni e tremila chilometri di percorrenza, Holtkamp, che nel frattempo era diventato uno dei più importanti concessionari e preparatori Porsche e Volkswagen degli Stati Uniti, decise di vendere al suo amico e collega Dean Moon, già all’epoca uno dei più famosi preparatori di "hot-rod", il Cheetah Transporter.

Cheetah Transporter

Un terremoto devastante

Dean, per prima cosa, applicò sul già simpatico musetto del veicolo i famosi occhietti simbolo della Mooneyes, la sua società di distribuzione di accessori aftermarket e modifiche auto. Nel 1971, Moon decise di sostituire i vecchi freni a tamburo del veicolo con più moderni e funzionali freni a disco. Fu così che il Cheetah Transporter venne spedito presso l’officina degli specialisti Hurst Airheart di San Fernando.

Sfortuna volle che quello stesso giorno la Valle di San Fernando, in California, venne colpita da un devastante terremoto. Gran parte del Cheetah Transporter rimase quindi sotto le macerie dell’officina Hurst Airheart. I resti del veicolo restarono abbandonati nel garage di San Fernando fino alla scomparsa di Dean Moon che avvenne nel 1987.

Cheetah Transporter

La Mooneyes diventò un colosso dell’aftermarket automotive molti beni di Dean Moon, vennero messi all’asta, tra questi l’acciaccato Cheetah Transporter. Il curioso veicolo se lo aggiudicò un collezionista di nome Jim Degnan che lo restaurò e lo tenne per circa sedici anni. Nel 2006 il Cheetah è stato acquistato dal collezionista di veicoli speciali Geoff Hacker di Tampa, in Florida.

Gallery: Cheetah Transporter, the faster car transporter in the world