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Incidenti, in calo i commerciali coinvolti - Novità

19 giugno 2012
di Francesco Stazi
tag: Novità

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Incidenti, in calo i commerciali coinvolti

I veicoli professionali sempre meno protagonisti in negativo, ma bisogna distinguere meglio

Il Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori, nell’ambito della IV Campagna sulla sicurezza stradale TrasporTiAmo ha analizzato i dati sull’incidentalità dei veicoli commerciali.

La mancanza di statistiche ufficiali, in merito, non ha permesso di tenere conto della distinzione fra veicoli per il trasporto in conto terzi (che necessitano di una iscrizione all’Albo professionale) e quelli per il trasporto in conto proprio.

Una distinzione che, secondo l’Albo, porta a una valutazione non corretta del fenomeno dell’incidentalità, attribuendo le cifre alla generica categoria dei veicoli commerciali e industriali, e non consentendo l’elaborazione di misure efficaci per contenerlo.

I DATI
L’autotrasporto italiano tra il 1991 e il 2010 (ultimo anno di cui si conoscono i dati) ha ridotto del 46,6 % il numero di vittime negli incidenti in cui è stato coinvolto scendendo, nei 20 anni considerati, da 502 a 268 decessi. Anche gli incidenti globali e i feriti sono diminuiti negli ultimi 10 anni, i primi del 17,9%, i secondi dell’1,7%.

Analizzando il 2010, sono stati coinvolti in incidenti stradali 27.346 veicoli (autocarri e motocarri), pari al 6,9% del totale degli incidenti. Nel 2010 il parco circolante dei veicoli commerciali era composto da quasi quattro milioni di unità (3.983.502), suddivisi, secondo i dati Aci-Istat, in 1 milione circa di veicoli leggeri e i restanti 400mila di veicoli pesanti.

Ma la statistica non distingue, come detto, tra veicoli adibiti al trasporto in conto proprio e quelli al trasporto in conto terzi, due settori le cui caratteristiche sono differenti per comportamenti, dimensioni, carichi, localizzazioni e percorrenze.

DUE SCENARI DIFFERENTI
Il trasporto in conto proprio impiega, nella maggior parte dei casi un veicolo leggero, utilizzato principalmente da professionisti e artigiani, su tratte di medio-breve percorrenza, prevalentemente urbane.

Il trasporto in conto terzi opera, invece, avvalendosi di autisti professionali ed è sottoposto a vincoli di legge e controlli per l’accesso al mercato e alla professione, per i tempi di lavoro e di riposo, per le dimensioni e il peso dei carichi, per la regolarità e la manutenzione del veicolo.

La lacuna delle rilevazioni statistiche si evidenzia nel fatto che, secondo l’Albo degli Autotrasportatori, la gran parte dei veicoli che operano in conto terzi (il trasporto merci professionale) è concentrato nella fascia al di sopra delle 3,5 tonnellate: dei 461.292 veicoli di aziende iscritte all’Albo, solo 104.261 sono i veicoli leggeri e appartiene principalmente alla categoria dei distributori urbani e dei mentre la grande maggioranza dei veicoli al di sotto delle 3,5 tonnellate di PTT, è utilizzato per trasporti in conto proprio.

Considerando che la maggior parte degli incidenti avviene in città: 75,7 % del totale, e 72,1 % di quelli con feriti (ma “solo” il 43% di quelli con decessi), la conclusione a cui arriva l’Albo degli Autotrasportatori è che i più a rischio di incidente (senza decessi) sono i veicoli leggeri presumibilmenteguidati da autisti non professionali; visto che a questa categoria opere in maggioranza in ambiente urbano

Un’analisi, a nostro avviso, corretta nelle intenzioni, ma che necessita, sicuramente di un supporto statistico più valido. Una rilevazione statistica più dettagliata permetterebbe, infatti, di precisare meglio le aree d’intervento per migliorare la sicurezza stradale nel settore.

In considerazione, anche, una maggiore attenzione da rivolgere al trasporto in conto proprio magari attraverso compagne e iniziative di sensibilizzazione rivolte a chi, autista non professionale, ha comunque la necessità di usare un veicolo commerciale per la propria attività.

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