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Fine di Schengen sarebbe come tassa del 3% - Attualità e Mercato

8 marzo 2016
di E.M.
tag: Attualità e Mercato

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Fine di Schengen sarebbe come tassa del 3%

Studi di France Stratégie e fondazione tedesca Bertelsmann sui controlli per i trasporti alle frontiere

La fine di Schengen, il trattato per la libera circolazione di persone e merci nell'Unione Europea, rischia di costare fino a 1.400 miliardi di euro tra il 2016 ed il 2025. Nell'ipotesi peggiore, una sorta di nuova tassa "occulta" del 3% su ogni beni: cioè un importo ben superiore a quello che verrebbe sostenuto per l'accoglienza dei rifugiati sulla quale stanno crollando le fondamenta dell'Europa Unita. Secondo uno studio pressoché analogo degli uffici del Primo Ministro della Francia, le reintroduzione dei controlli sulle merci ai confini potrebbe comportare una minor crescita del PIL dei 26 Paesi dell'Eurogruppo dello 0,8%, circa 100 miliardi l'anno.

PIL ITALIANO PERDEREBBE TRA 50 E 150 MLD
Lo rivela uno studio della fondazione Bertelsmann secondo la quale il ritorno dei controlli alle dogane comporterebbe costi enormi per l'economia del Vecchio Continente. La forbice sulle spese aggiuntive oscilla tra i 470 ed i 1.400 miliardi di minore PIL. Per l'Italia viene stimata una minore crescita tra i 50 (con un aumento dei costi contenuto all'1%) e i 150 miliardi. A pesare sono in particolare i tempi, che per le imprese significano maggiori costi che vengono poi scaricati sui consumatori.

CALI DEI COMMERCI FINO AL 20%
Per la Francia, il Paese più colpito secondo la fondazione Bertelsmann, la perdita del Pil sarebbe tra gli 80,5 ed i 244 miliardi. Per la Germania, Paese dove ha sede l'istituto (Gütersloh, 200 chilometri a nord est della ex capitale Bonn), vengono azzardati volumi inferiori tra i 77 e i 235 miliardi. Sulla base dell'analisi degli uffici francesi (lo studio è stato curato dalla France Stratégie), un'eventuale allargamento dei controlli rischia di produrre un calo del commercio tra il 10 ed il 20%.

LA NUOVA GEOGRAFIA DEI TRASPORTI
Per la crescita economica e industriale dell'Europa sarebbe una sventura. Solo lo scorso anno in Germania sono stati percorsi dai veicoli industriali stranieri 11,92 miliardi di chilometri sulle strade a pedaggio, vale a dire l'8,4% in più rispetto al 2014: quanti mai prima d'ora. L'autorità federale ha contabilizzato 29,73 miliardi di chilometri a pagamento, il 40% dei quali coperti da vettori non tedeschi. Quelli con targa polacca sono stati la maggior parte (4 miliardi, il 15,2% in più), seguiti da quelli della Repubblica Ceca (1,26 miliardi, +8,3%). A conferma della variata geografia delle società di autotrasporto, le crescite percentuali più significative riguardano i paesi dell'est: Croazia (+22,9%), Romania (oltre 850 milioni di chilometri, +20,3%) e Bulgarien (+13,6%).

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