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Mitsubishi L200, prime impressioni - Galleria Test
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7 settembre 2015
di Francesco Stazi
tag: Test, Mitsubishi

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Nuovo Mitsubishi L200, prime impressioni

Efficiente, ma anche maneggevole e sicuro. Con il nuovo pick-up i Tre Diamanti sembrano avere fatto centro

Che il Mitsubishi L200 rappresenti una nuova idea di pick-up, lo si percepisce alla vista e al tatto, ancor prima di montare in cabina e mettersi al volante. L’obbiettivo dei Tre Diamanti di creare un veicolo che, dal punto di vista del mercato, è diventato irrinunciabile, ma di cui, fino a questo momento, non è stata tenuta in grande considerazione l’efficienza, sembra sia stato raggiunto. In Mitsubishi hanno lavorato su pesi di telaio, scocca e motore, ottimizzazione della combustione e di tutto quanto può far risparmiare, senza stravolgere l’anima di quello che rappresenta per la Casa un vero e proprio cavallo di battaglia.

ADDIO (QUASI) J LINE
La famigerata J line che tanto aveva "angosciato" i fan dell’L200 non va del tutto in pensione, ma viene "ammorbidita" da un nuovo design caratterizzato da linee più definite e superfici più raffinate. Il frontale è stato completamente ridisegnato: tondo, ma allo stesso tempo aggressivo e potente grazie al gruppo fari avvolgente e alle luci diurne a led che gli danno uno "sguardo" cattivello. Dal punto di vista tecnico il risultato è stato una diminuzione del CX che passa da 0.46 a 0.40 e un aumento dell’abitabilità interna (20 mm in lunghezza, 10 in larghezza e 5 in altezza), senza compromettere eccessivamente le dimensioni esterne (+ 20 mm sul double cab) e capacità di carico.

QUALITÀ IN SALSA GIAPPONESE
In cabina i miglioramenti sono ancora più evidenti specie se letti in chiave "furgone”, cioè un veicolo nato per lavorare. La componentistica ci rimanda una percezione di qualità finora inedita per il segmento. Sono stato piacevolmente colpito anche dalla comodità della posizione di guida e dall’ottima la visibilità, così come dall’ergonomia dei comandi. Per il design degli interni non si può pretendere troppo dagli ingegneri giapponesi che, sappiamo, non brillano per stile ma nonostante le linee e i comandi non sembrino modernissimi si ha comunque la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di nuovo.

SU STRADA COME FUORI
Per il test su strada su strada e fuoristrada il mio L200 era equipaggiato, con il nuovo 2.4 Turbodiesel MIVEC da 181 CV. Nel trovargli difetti: il regime di coppia massima l’ho trovato un po’ alto, probabile scelta che mira a mantenere "controllati" i consumi quando si viaggia a basse velocità o in presenza di traffico. Il sistema di trazione "super-select 4WD II" (ereditato da Pajero) che offre oltre alle ridotte, il blocco del differenziale centrale e quello posteriore, trasmette sicurezza in tutte le situazioni anche in quelle di fuoristrada più dure: la coppia dunque è sempre correttamente ripartita sulle quattro ruote.

SORPRESA MISTO STRADALE
Il campo di prova fuoristrada, benché non lunghissimo, presentava passaggi impegnativi e il terreno umido ha reso reso il tutto più complesso: nessun problema, ma questo non stupisce. Sorprende, però il comportamento su strada e, soprattutto, sul misto, dove la sensazione di controllo è stata massima: sterzo preciso e, anche a cassone vuoto, nessun saltellamento e rollio ridotto al minimo. Merito del passo leggermente accorciato, ma anche del lavoro sulle sospensioni, ora nettamente più confortevoli grazie alle balestre posteriori allungate e all’assetto anteriore migliorato. Da menzionare con onore la silenziosità che segna un altro punto decisamente a favore della tesi di Mitsubishi per cui anche un veicolo da lavoro deve offrire comfort oltre a efficienza.

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