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20 giugno 2010
di Nicola Minimi
tag: Test, Mercedes-Benz

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Mercedes Sprinter 310 CDI, la prova

Un veicolo semplice, ma completo, a poco più di 27mila euro

Conviene acquistare un veicolo “basic”, con le dotazioni ridotte al minimo? E ancora, conviene puntare su un furgone“downsized”, ovvero teoricamente sotto dimenzionato come motorizzazione? Per capirlo abbiamo fatto una prova di un migliaio di chilometri con uno Sprinter 310 CDI F 35/37 (questa la denominazione precisa), con 95 CV (70 kW) ma 250 Nm da 1.400 giri a 2.400 giri,e una configurazione veramente di base. C’è l’aria condizionata, l’alzacristalli elettrico e, naturalmente, tutte le dotazioni di sicurezza. Il resto no, nemmeno gli specchietti retrovisori azionati elettricamente, ma il prezzo finale, per un vero gran volume di Stoccarda, con un MTT di 3,5 t, è soltanto di poco più di 27mila euro. Non male.

Basic ma completo
C’è di che riflettere. Nell’uso urbano puro o in pianura, fa veramente poca differenza sapere che sotto il cofano ci siano 95 o 192 CV come in quelli con il motore diesel V6 (lo stesso delle vetture, ma con tarature di potenza e coppia un po’ diverse). Insomma, partiamo dai dati di base. In tutto e per tutto, lo Sprinter è identico a un gran volume con qualunque altra motorizzazione, tranne che per l’allestimento veramente essenziale. C’è, come dicevamo, tutto quello che serve per comfort e sicurezza e tanto basta. Non mancano nemmeno le dotazioni ambientali: Euro 5 e FAP.
Va anche detto che la rapportatura al ponte è specifica e diversa dalle altre motorizzazioni, più corta di un buon 10 % (4,364, con un opzionale 4,727, contro quella 3,923 del ben più diffuso 316 CDI con la stessa cubatura).
Insomma non si è solo ridotto il motore. Ovviamente si tratta di un modello a ruota posteriore singola. Giusto per la cronaca, il passo è 3.665 mm e l’altezza 2.700 mm. Il tutto con una portata di 1.350 kg con il serbatoio standard da 70 litri (ne esiste anche uno optional da 100). Ovviamente tralasciamo lo Sprinter in se, di cui già si sa tutto, concentrandoci sul “downsizing” che è stato fatto.

Su strada
Non appena si sale si percepisce immediatamente che il veicolo è un modello d’attacco, quelli che una volta erano solo sui depliant, ma nella realtà non erano mai disponibili. Generalmente, quando si fanno le prove, si fanno con versioni ultra accessoriate, che vengono predisposte per i test, con la plancia ingombra di strumenti e comandi. Qui manca praticamente tutto (ma è un commento positivo!). Anni addietro, senza la moderna elettronica, sarebbe stato impossibile produrre un veicolo di questo tipo. Semplicemente perché la linea non era attrezzata, oggi è diverso, più semplice; insomma, spartano si, ma con tutto quello di cui si ha bisogno. Tanto per far capire si pensi che un 319 identico ha una portata di oltre 100 kg in meno, tra motore e allestimenti. Certo questo non è un veicolo da pieno carico continuo (ad esempio per il trasporto veloce di giornali) , tuttavia nell’uso urbano, fino a 70 km/h, complice il ponte corto, la velocità di esercizio non è male e il consumo è contenuto. Ovviamente non appena la velocità supera questi livelli escono i limiti del veicolo. Difficile pensare di superare i 130 km/h in autostrada complici anche gli enormi pneumatici 235/65 R 16 resi obbligatori dalla MTT di 3,5 t e dal ponte a ruota singola.

Ideale in città
Non abbiamo vere esperienze sul costo del ciclo di vita di un veicolo simile, in cui giocano molto il prezzo di acquisto e quello di rivendita dell’usato. Tuttavia ci sembra un’ opzione conveniente per chi fa solo urbano e, comunque, pianura. Ad esempio nei centri urbani di una grande città (lo abbiamo provato a Milano), è veramente ininfluente avere 95 o 190 CV, tanto si è comunque sempre in coda. Per il parcel urbano, le consegne in generale e i piccoli trasporti, è l’ideale, quando per circa il 70-80% del tempo non si viaggia a pieno carico; certo, le prestazioni fuori dall’area urbana sono un po’ limitate, soprattutto se si è carichi

Costi ridotti
Tornando ai costi di questa versione di base, di una cosa siamo sicuri: il suo impatto ambientale è assai ridotto rispetto ai veicoli omologhi (e quindi, per forza di cose anche il consumo).
Difficile dare consigli, conviene solo valutare attentamente la propria mission e… magari noleggiare un veicolo da CharteWay, la società di noleggio della Casa tedesca, e vedere come si comporta per l’uso a cui lo sottoponiamo.

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