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30 maggio 2015
di Francesco Stazi
tag: Test, Mercedes-Benz

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Mercedes Vito 111 CDI | Perché comprarlo... e perché no

Bello da guidare e comodo per lavorare oggi il Vito amplia anche la scelta con l'introduzione delle trazioni anteriori

Fra i furgoni del suo segmento è l'unico, fino a ora, a offrire tre soluzioni di trazione (anteriore, posteriore e integrale), questo anche grazie all'introduzione della nuova motorizzazione 1.6 con turbina a geometria variabile. Un allargamento della gamma che ha portato Mercedes a razionalizzare il listino del Vito che ora, nonostante rimanga nella fascia "premium" dei mid van, è sicuramente un investimento più sostenibile e quindi un concorrente più agguerrito in un segmento chiave del mercato.

COME UNA MONOVOLUME
Il nuovo Vito mantiene tutte le caratteristiche della precedente generazione: robustezza, alta qualità percepita e comfort in cabina, ma aggiunge anche un'ulteriore componente di manovrabilità e, nel complesso, un piacere di guida difficile da riscontrare in altri veicoli commerciali. La versione che ho provato a trazione anteriore e 114 CV di potenza è la soluzione ideale per le consegne cittadine e con il nuovo motore 1.6 offre anche un discreto compromesso fra prestazioni e consumi (a favore di questi ultimi).

PER QUALCHE DOTAZIONE IN PIU'
Il rovescio della medaglia sta nel fatto che, forse per allungare il listino verso il basso, le versioni base difettano di alcuni elementi che agevolerebbero ulteriormente il lavoro, come la regolazione interna (magari elettrica) degli specchietti o i sensori di parcheggio posteriori. A parte questo il nuovo Vito si è presentato come un buon partner lavorativo, grazie anche alla possibilità di aumentare, come optional, la MTT per innalzare la portata.

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