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Salario minimo ai camionisti. UE contro Germania - Attualità e Mercato

26 maggio 2015
di E.M.
tag: Attualità e Mercato

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Salario minimo ai camionisti. UE contro Germania

La Commissione ha aperto una procedura d'infrazione perché la norma è una sproporzionata limitazione alla prestazione dei servizi

Grana "comunitaria" per la Germania. La Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione sul salario minimo per i camionisti in transito su strade e autostrade tedesche. Dall'inizio dell'anno è in vigore la legge che istituisce una paga oraria non inferiore agli 8,5 euro che vale anche per i dipendenti delle imprese di autotrasporto, indipendentemente dalla loro sede legale. Secondo la Germania, il salario deve venire corrisposto per il tempo trascorso al volante sul proprio territorio, ragione per cui le aziende sono tenute ad informare preventivamente l'apposito ufficio doganale di Colonia degli spostamenti dei propri mezzi.

IRRAGIONEVOLI OSTACOLI AMMINISTRATIVI
Il salario minimo piace a Bruxelles, ma la sua applicazione viene considerata una "sproporzionata limitazione alla libera prestazione dei servizi e alla libera circolazione delle merci". Di più: la Commissione ha ipotizzato anche ostacoli amministrativi irragionevoli che penalizzano il funzionamento del mercato comunitario, soprattutto nel caso di alcuni attività transfrontaliere. Il dubbio che quella della Germania fosse anche un'operazione protezionistica era sorto. Ad alzare la voce erano state soprattutto Polonia e Repubblica Ceca. Il governo tedesco aveva già provveduto a correggere il tiro limitando l'obbligo ai soli vettori che caricano e scaricano nel Paese: una misura provvisoria in attesa delle verifiche comunitarie.

DUE MESI PER OBIETTARE
La Germania ha adesso due mesi di tempo per rispondere alle contestazioni dell'Unione: la Commissione potrà eventuale di trasferire il contenzioso di fronte alla Corte Europea di Giustizia, dove potrebbe approdare anche il pedaggio autostradale che entrerà in vigore nel 2016 e che verrà di fatto pagato dai soli automobilisti stranieri.
Secondo i dati in mano al governo federale, ogni anno, le società di autotrasporto che hanno sede all'estero effettuano oltre 410 milioni di passaggi. Secondo le associazioni di categoria di Polonia e Repubblica Ceca, la corresponsione del salario minimo esporrebbe molte imprese al rischio di fallimento.

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