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26 febbraio 2015
di E.M. e Francesco Stazi
tag: Eco e ambiente

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Furgoni elettrici, il tempo è giunto

Uno studio tedesco dice che nei prossimi anni diventeranno sempre più competitivi

Il tempo dei veicoli commerciali leggeri elettrici è arrivato. O sta per arrivare. Lo rivela uno studio tedesco dell'Öko Institut e del Verbands der Elektrotechnik (VDE), secondo il quale, in considerazione della riduzione del costo delle batterie, è ipotizzabile prevedere un parco circolante di 700mila unità sulle strade tedesche entro il 2020. La ricerca capita "a fagiolo" per la cancelliera Angela Merkel che si era sbilanciata sul milione di auto elettriche entro il 2020, mentre attualmente sono ancora poche decina di migliaia (la cifra aumenta solo includendo anche le ibride plug-in). Il censimento a fine 2014 parla di 25mila auto puramente elettriche immatricolate. Il vice cancelliere e ministro dell'Economia, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, ha accolto con entusiasmo l'analisi: "Dimostra che i veicoli elettrici diventeranno presto economicamente convenienti. È un segnale molto importante non soltanto per gli operatori professionali, ma anche per i clienti privati", ha commentato.

QUASI 90% FLOTTA ELETTRICA E' AZIENDALE
Attualmente il 90% dei veicoli elettrici immatricolati è impiegato a scopi professionali. Significa che anche il raggio d'azione, fino a 150 chilometri, viene sfruttato per ottenere il massimo dei benefici derivati dal basso costo di esercizio, rifornimento in particolare. Secondo la ricerca, la soglia dei 35mila chilometri di percorrenza annua, che oggi rende conveniente l'utilizzo di un mezzo a batterie, dovrebbe gradualmente ridursi. Lo scenario ipotizzato per i prossimi anni parla addirittura di 10mila chilometri (ma la forbice è ampia, tra i 30mila e i 10mila), grazie anche all'incremento del valore residuo, cioè un mercato dell'usato di una certa importanza. La cifra delle 700mia unità include così non solo i veicoli commerciali leggeri, ma anche le auto delle flotte.

VEICOLI INDUSTRIALI A BATTERIE ANCORA NON COMPETITIVI
Con l'ipotesi della mobilità sostenibile, la ricerca azzarda anche anche la contropartita in termini ambientali. Aumentando il numero dei veicoli a "emissioni zero" in circolazione e facendo ricorso al pieno "ecologico", cioè energia ricavata fonti rinnovabili (la Germania sta provando una sorta di conversione dal nucleare all'eolico), viene stimatao un abbattimento nell'emissione di gas serra nell'ordine di 2,6 milioni di tonnellate. Per i bus e i mezzi pesanti, la ricerca è meno ottimista perché i costi per le batterie necessarie per le più lunghe percorrenze e i maggiori carichi sono ancora elevatissimi. Lo studio rivela che solo il 40% dei veicoli destinati al trasporto pubblico potrebbe risultare economicamente sostenibile. Per quelli industriali, i costi, almeno fino al 2020, non verrebbero compensati dai benefici.

LA PROPOSTA, AMMORTAMENTO STRAORDINARIO AL PRIMO ANNO
L'Öko Institut e il Verbands der Elektrotechnik hanno anche proposto come incentivare la conversione elettrica. La ricerca dice che tra un mezzo a batterie che percorre 15mila chilometri l'anno e uno a gasolio il saldo negativo è ancora di 4.100 euro l'anno che, nel 2020 potrebbe ridursi di un terzo e scendere a 1.400. Un ammortamento straordinario per il primo anno del 50%, già suggerito anche dalla Piattaforma Nazionale per l'Elettromobilità (NPE), abbatterebbe nel 2018 la necessità di una percorrenza media da 31mila a 19mila chilometri.

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