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5 novembre 2010
di Gabriele Bolognini
tag: Curiosità, Chevrolet

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Commenti (1)

Pick-up Chevrolet Serie 3100 del 1951

Il compagno di lavoro, negli anni ’50, di milioni di americani

Il Chevy pick-up 3100 per agricoltori, imprenditori edili e piccoli artigiani nell’America degli anni ‘50 rappresentò un vero e proprio simbolo della rinascita economica.
Il successo del pick-up Chevy lo si deve soprattutto alla sua proverbiale robustezza ed affidabilità. Le parti meccaniche più importanti come motore, cambio, frizione e altro, in caso di rottura irreparabile, erano facilmente intercambiabili con altri modelli della General Motors, comprese le autovetture più comuni, in quanto la Chevrolet ne faceva parte già dal 1917.
Il motore, grazie alle proverbiali doti di potenza e affidabilità venne ben presto definito “meraviglia di ghisa”.
Di Chevy pick-up 3100 se ne trovano diversi in circolazione negli States, da quelli maniacalmente restaurati fino all’ultimo bullone a quelli sopravissuti eroicamente in condizioni d’uso fino a quelli completamente “snaturati” da pazze elaborazioni “hot road”.

UN ALTRO GIOIELLO DEL COLLEZIONISTA ROMANO POLLIO
Il Chevy della prova è un modello del 1951 appartenente alla collezione di Alex Pollio che, gentilmente, si è offerto di farcelo provare… sul sedile del passeggero ovviamente (Alex è molto geloso dei suoi “gioielli”). Come ben ricorderete abbiamo già avuto modo di conoscere il collezionista romano per il suo bellissimo Chevy pick-up del ’42.
Tranne il paraurti posteriore, ricostruito con un po’ di “fantasia”, come ci spiega Alex, il pick-up Chevy si presenta in buono stato di conservazione e completo di ogni sua parte.
Saliti in cabina abbiamo modo di ammirare di fronte al posto di guida, oltre al bel volantone in bachelite dipinto di rosso, due bellissimi strumenti circolari, con cornice cromata, incastonati sulla plancia in lamiera pure questa dipinta di rosso. Il tachimetro ha il fondoscala a 90 miglia e lo strumento multi-funzione che lo affianca comprende livello del carburante, livello carica batteria, temperatura acqua e pressione olio.
Questa new-entry in garage Pollio proviene, come il precedente, dall’Olanda e le pratiche per l’immatricolazione, per circolare in Italia, non sono ancora concluse, ragion per cui ci dobbiamo accontentare solamente di un giretto all’interno del cortile del vicino centro commerciale.

UN VERO MULO DAL CUORE GENEROSO
La messa in moto del pick-up avviene, come per l’altro Chevy del ’42, una volta girata la chiavetta, tramite il pedalino a chiodo sul lato destro dell’acceleratore.
Il vecchio 6 cilindri in linea 3.900 cc stenta un pochino ad avviarsi ma, dopo qualche colpetto di tosse, una fumatina dal tubo di scarico accompagnata da un pungente odore di benzina incombusta, si avvia rombando. La partenza avviene in seconda marcia, in realtà la prima corrisponde a quello che in gergo definiamo “primino”.
È un vero peccato non poter scorazzare per le strade libere dal traffico con questo gioiello.
Il motore eroga circa 100 cavalli. Il cambio è a quattro rapporti, compreso il primino, più retromarcia. In una rampa d’accesso interna proviamo a inserire il primino: il pick-up avanza come un toro imbrigliato da una maglia d’acciaio, da scarico è meglio passare subito alla seconda marcia. In cima alla rampa siamo in terza e il vecchio “caw-boy” avanza senza alcuna fatica. Passiamo rumorosi fra le vetrine del centro commerciale per sbucare poi sulla rampa d’uscita. I freni, a tamburo sulle quattro ruote, reagiscono ancora con efficacia. A differenza del pick-up del ’42 provato in precedenza, il parabrezza sdoppiato è fisso, quì lo sbrinamento è affidato a una più moderna presa d’aria esterna richiudibile.
Sotto il bel cofano bombato fa bella mostra di se il coperchio delle punterie (arancione acceso) che riporta in rilievo la scritta Chevrolet. Anche il monoblocco in ghisa è erroneamente verniciato nello stesso colore. Alex ci spiega che motori e coperchi delle punterie in quel periodo, in realtà, erano verniciati in celeste polvere. L’arancione venne utilizzato dal ’54 in poi. Il carburatore Rochester, prodotto dalla GM, di serie, è sormontato da un brutto filtro aftermarket in luogo del classico scatolone tondo e nero.
Anche l’originale clacson a trombone elettrico è stato sostituito, per momentanee esigenze di immatricolazione, da una coppia di moderne trombe.
Piccole imprecisioni a parte ci sembra che il nostro Alex abbia colpito nel segno un’altra volta, facendo un ottimo affare.

1 Commenti

  • 1
    Figo

    Bel mezzo! Complimenti

    Postato da: Paolo21 novembre 2010 alle 19:53

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