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Opel Vivaro, prime impressioni - Galleria Test
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12 agosto 2014
di Francesco Stazi
tag: Test, Opel

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Opel Vivaro, prime impressioni

Il nuovo mid van del Blitz si apprezza per l'abitacolo da monovolume e il motore molto interessante

Opel crede in Vivaro e nel mercato dei veicoli commerciali e, confermando la partnership con Renault, lancia la seconda generazione del suo mid van costruito nello stabilimento di Luton in Inghilterra. Il nuovo Vivaro fa decisamente un salto di qualità rispetto alla vecchia generazione e si allinea a pieno ai nuovi standard che caratterizzano ormai quasi tutti i veicoli del suo segmento. Molte le novità presenti, prima fra tutte i motori 1.6 biturbo. Il line up delle motorizzazioni, ora si fa più razionale: il classico 1.6 CDTI viene conservato per le potenze più tranquille di 90 e 115 CV mentre, per raggiungere i 120 e 150 CV, la Casa del Blitz si affida alla tecnologia della doppia sovralimentazione, con due turbine di diversa portata che lavorano in serie, assicurando la giusta coppia praticamente a tutti i regimi di rotazione.

UN PICCOLO E COMODO UFFICIO
Nella nostra piccola prova abbiamo testato ambedue le motorizzazioni biturbo, ma, prima di parlarne, vale la pena soffermarsi anche sui cambiamenti in cabina e della carrozzeria. Tralasciando le note di design, quello che salta all’occhio sedendosi al posto di “comando” è certamente la maggiore cura del comfort che gli ingegneri Opel hanno avuto nel ripensare gli spazi in cabina. La posizione di guida è decisamente da monovolume, le regolazioni del volante in altezza e profondità moltiplicano le possibilità di trovare sempre il giusto comfort. Tutto è piacevolmente a portata di mano; il cruscotto misto analogico/digitale è piacevole da leggere e mentre sono numerose le soluzioni per riporre e conservare oggetti e strumenti di lavoro. Su tutte la possibilità di reclinare lo schienale del sedile centrale trasformandolo all’occorrenza in tavolino di lavoro, apribile, dove è possibile conservare un notebook. All’interno trova spazio anche una pratica tavoletta d’appoggio per fogli e fatture, che può essere staccata portata in consegna o sistemata verticalmente.

MAGGIORE SPAZIO
Il nuovo Vivaro è più lungo di venti centimetri: dieci all’anteriore e dieci al posteriore. Questo ha permesso, in cabina, di avere una maggiore regolazione in lunghezza del sedile per venire incontro alle esigenze degli autisti più alti e, dietro, di guadagnare dieci centimetri di lunghezza di carico che si traducono in quasi 200 litri in più di volume. Il design cubico del vano consente di sfruttare al massimo la volumetria (che arriva fino a 8,4 metri cubi), inoltre la paratia Flex Cargo, con sportelli alla base del divisorio del vano e sotto il sedile passeggero, permette di riporre oggetti lunghi fino a 4,15 metri. Molto intelligente trovo la possibilità di bloccare il battente sinistro della porta posteriore (con targa e luce di stop) mantenendo il destro semi aperto per poter caricare, eccezionalmente, oggetti ancora più lunghi.

AL LAVORO
Guidare il nuovo Vivaro è davvero piacevole. La sensazione principale è quella di un motore (il biturbo) che non ha praticamente buchi di coppia e che può vantare un’ottima elasticità, in questo modo i cambi di marcia e le “pestate” per riprendere i giri si riducono al minimo con un positivo impatto sui consumi. Le differenze tra 120 e 150 CV si sentono è ovvio, ma anche nella potenza minore che, penso, sarà quella più gettonata dal mercato, l’impressione è che il Vivaro ce la “faccia” sempre. Medesima erogazione, senza strappi e medesima ripresa senza tentennamenti, è chiaro che il 150 tira di più e soprattutto, negli vari tratti autostradali che anch’io ho percorso, offre un maggior margine per sorpassi e allunghi. La trazione anteriore e le dimensioni compatte rendono il Vivaro semplice da guidare anche nel misto e nello stretto cittadino, che poi sarà l’ambiente preferito per questo medio commerciale. Decisa la frenata e contenuto il rollio o almeno la sua percezione, dato dal baricentro del veicolo e della posizione di guida decisamente bassi. La visibilità è buona e la soluzione del ”wide mirror” al posto dello specchietto di cortesia del passeggero, risolve parzialmente, ma intelligentemente, il problema dell’angolo morto durante le immissioni da sinistra.

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